Chi siamo

Siamo un gruppo di persone e di associazioni da tutta Italia, attive a livello nazionale e nelle città, che si impegnano per la sicurezza stradale e per una distribuzione più equa dello spazio pubblico. Siamo associazioni di familiari e vittime sulla strada, associazioni ambientaliste e della mobilità sostenibile, organizzazioni sindacali.

Siamo soggetti diversi che vogliono la stessa cosa: strade diverse da oggi, strade vive, sicure, vivibili. Vogliamo poterci spostare con efficienza, sicurezza, tranquillità. Sia nei centri urbani, sia nelle aree extra urbane. Pensiamo che questo sia un diritto di tutte e tutti.

RIME nasce come un’alleanza tra organizzazioni e persone attiviste e professioniste per città più giuste, sicure e vivibili e si propone come uno spazio necessario di proposta e confronto nel dibattito pubblico e istituzionale.

I nostri 10 principi costitutivi

La strada è lo spazio pubblico che usiamo e condividiamo più di frequente: come tale, appartiene a tutte le persone e deve essere progettata, usata e curata secondo principi di equità e di responsabilità collettiva e individuale.

Qualsiasi norma, campagna di comunicazione e approccio alla sicurezza stradale deve partire dalla considerazione che al crescere della “capacità offensiva” del mezzo che guidiamo crescono le responsabilità che abbiamo nei confronti delle altre persone in strada. Di fronte ai numeri che abbiamo di fronte – oltre 3.000 morti all’anno in Italia – l’approccio ‘gerarchico’ alla responsabilità consente di trattare la violenza stradale come una questione di sanità pubblica, oltre che di trasporti.

Vision Zero è l’obiettivo verso cui tendere: nessuna morte sulle strada è inevitabile, per questo ogni scontro stradale mortale deve essere analizzato e studiato per capire dal giorno dopo come può esserne evitato uno uguale. Strade sicure, persone sicure, veicoli sicuri e velocità sicure sono gli elementi del “Safe System” che serve a rendere meno letale l’errore umano.

Per avere un incremento significativo e duraturo della sicurezza stradale occorre agire in contemporanea su quattro fattori diversi e complementari.
a. Il cambiamento culturale: comunicazione, ascolto e partecipazione sono necessari per facilitare la comprensione e la modifica del comportamento
b. Il cambiamento della norma: i regolamenti e le leggi possono e devono cambiare per garantire un quadro legislativo chiaro ed efficace, che abbia al primo la tutela di chi è più vulnerabile.
c. Il cambiamento dell’infrastruttura: ridistribuire lo spazio pubblico per renderlo più equo e più sicuro permette di modificare ‘fisicamente’ le strade e generare maggior sicurezza stradale e più vivibilità.
d. Il cambiamento dei controlli: strumenti elettronici di controllo e presenza delle forze dell’ordine in strada sono innanzitutto strumenti di prevenzione che devono – quindi – essere utilizzati e programmati in maniera sinergica e capillare.

La velocità eccessiva aumenta il rischio di scontro stradale, e anche la gravità delle sue conseguenze. Quando sono coinvolti veicoli a motore e dove c’è compresenza di diversi tipi di utenti della strada – più forti e più vulnerabili – occorre che la velocità dei mezzi a motore sia quella giusta, come i 30km/h in ambito urbano.

In ambito urbano, le scelte di mobilità più efficienti sono anche le più sicure: se chi fosse in condizione di farlo si spostasse maggiormente a piedi o in bicicletta, le strade diventerebbero immediatamente più sicure e si ridurrebbe anche il traffico, con strade più libere per chi ha effettivo bisogno di spostarsi con un veicolo a motore privato. Infatti, più persone scelgono di spostarsi a piedi o in bicicletta, più sicure diventano le strade urbane. l’evidenza della “Safety in Numbers” non solo tiene in considerazione la ovvia diminuzione di mezzi pericolosi (per le altre persone), ma anche il fatto che i conducenti di veicoli prestino maggiore attenzione alle persone a piedi e in bici quando ne circolano di più.

Per ridurre il tasso di motorizzazione – e quindi aumentare la sicurezza stradale – serve che il servizio di trasporto pubblico urbano e interurbano sia capillare, efficiente, affidabile, accessibile, economico e che la rete di infrastrutture e servizi per la mobilità attiva (a piedi e in bicicletta) sia progettata a realizzata secondo principi di linearità, continuità e confortevolezza. La transizione verso forme di mobilità più sostenibili – ottenibile attraverso la ridistribuzione dello spazio pubblico – riduce anche l’inquinamento e le malattie cardiovascolari correlate.

La sicurezza stradale può essere considerata una scienza applicata e come tale si basa su metodi scientifici per analizzare, comprendere e prevenire gli scontri stradali nonché per incentivare il cambiamento delle abitudini di mobilità. La raccolta e l’analisi di dati e trend pertanto deve essere sempre il primo passo sia nell’affrontare il discorso sulla sicurezza stradale, sia nel disegno di politiche pubbliche che mirino a rendere le strade più sicure e più vive.

Per essere efficace e sistemico il cambiamento delle abitudini di mobilità e della sicurezza stradale richiede il contributo di tutti: istituzioni, cittadini, forze dell’ordine, aziende e associazioni. Serve un approccio basato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla consapevolezza che ogni trasformazione urbana e culturale ha bisogno di tempo per essere accolta e interiorizzata. Solo costruendo un senso di responsabilità collettiva e promuovendo confronto libero da pregiudizi possiamo rendere le nostre strade più sicure e vivibili

Non esistono le fatalità: salvo rarissimi casi ogni scontro stradale che determina feriti e morti ha delle precise cause che producono tragiche conseguenze ed è importante raccontare questo legame. La responsabilizzazione di chi si trova alla guida di veicoli a motore affinché adotti comportamenti prudenti e lo faccia in condizioni psicofisiche adeguate – infatti – può e deve avvenire anche con le parole che scegliamo di usare, nei discorsi di tutti i giorni e attraverso i media.

 

Alle famiglie delle vittime dobbiamo vicinanza. Al Paese dobbiamo qualcosa di più: una visione capace di andare oltre l’emergenza e oltre posizioni non basate su evidenze, che negli ultimi anni hanno impoverito il dibattito sulla mobilità. Dobbiamo restituire il futuro. Un futuro che è ora di iniziare a costruire.

Rete Italiana Mobilità Equa (RIME)

RIME unisce associazioni e organizzazioni che rappresentano la sicurezza stradale e le vittime sulla strada, la mobilità attiva, il trasporto pubblico e la qualità dello spazio pubblico in Italia.

Ad oggi queste le realtà che hanno aderito e sostengono la rete:


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